Bambini e social network, un vero dilemma

Bambini e social network, un vero dilemma 17 aprile 2017

Le immagini online dei nostri figli raggiungono un pubblico molto vasto e rischiano di finire in mani sbagliate. Occorre allora chiedersi cosa vogliamo che sia privato e cosa invece pubblico. Senza esagerare nell’ansia di controllo.

In un’epoca digitale come la nostra, la tentazione di "esserci anche noi" è forte. Si apre così uno scenario a duplice movimento: da un lato, la scelta di coinvolgere con noi anche chi fa parte della nostra famiglia, più o meno consapevole che ne sia; dall’altro, il bisogno di controllare sempre e ovunque i nostri figli. Ma vediamo meglio insieme di cosa si tratta.
I genitori di oggi vivono in un periodo in cui le notizie corrono veloci da una parte all’altra del pianeta, spesso però senza che riusciamo ad averne il controllo. Questo ha l’indubbio vantaggio di far arrivare una condivisione molto lontano, raggiungendo amici o parenti che altrimenti non vedremmo di frequente, ma allo stesso tempo apre le porte a occhi indiscreti.
E questo vale ancor più per i bambini, le cui immagini rischiano di raggiungere un pubblico molto vasto e di finire in mani sbagliate. Perché, come ci avvertono gli esperti di Internet, il materiale condiviso resta online per lungo tempo, le foto entrano a far parte di social network e restano accessibili forse per sempre. Occorre allora chiedersi cosa vogliamo che sia privato, e quindi condiviso solo con chi scegliamo noi, e cosa invece pubblico, e quindi condivisibile ai più. Alcuni autori suggeriscono di chiedere sempre ai nostri figli il permesso per condividere qualcosa che li riguarda… E qui mi discosto, perché credo che molto dipenda dalla loro età e dal nostro ruolo genitoriale, che tanto rischia di esporli a pericoli non ben ponderati, quanto invece vorrebbe eccessivamente proteggerli. E qui entra in gioco il secondo aspetto su cui vorrei riflettere: cosa spinge i genitori di oggi a iper-controllare i propri figli ovunque, intromettendosi nei loro doveri di crescita responsabile?
Cosa fa sì che ci sostituiamo a loro utilizzando gli strumenti che la tecnologia ci offre? Perché va bene creare su WhatsApp il gruppo mamme, il gruppo calcio, il gruppo catechismo e il gruppo pizzata, ma forse non ha senso utilizzarli per correre ai ripari quando scopriamo che i nostri figli hanno dimenticato il materiale a scuola o hanno un diario illeggibile. Questo davvero vorrebbe dire trasformarci in mamme chioccia che sempre avranno a che fare con pulcini indifesi e per nulla pronti ad affrontare il mondo fuori casa.

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