Buoni, ma non per tutti

Buoni, ma non per tutti 3 aprile 2016

Allergie e intolleranze alimentari crescono in Italia e nel mondo. Da che cosa sono causate? E in che cosa si differenziano? Vediamo di fare po’ di chiarezza con gli esperti in materia.
La maggior parte delle persone può mangiare una grande varietà di cibi senza alcun problema. Per una piccola percentuale di individui, invece, determinati alimenti o componenti alimentari possono provocare reazioni negative, da una leggera eruzione cutanea a una risposta allergica di grave entità.

Che differenza c’è tra allergia e intolleranza a un alimento?
Secondo l’European Food Information Council (Eufic), benché circa una persona su tre ritenga di essere "allergica" a certi alimenti, l’allergia alimentare ha un’incidenza effettiva intorno al 2% della popolazione adulta. Nei bambini, il dato sale al 3-7%, anche se, nella maggior parte dei casi, l’allergia viene superata con l’età scolare.
 

Come scoprire allergie e intolleranze 
Una corretta diagnosi delle allergie e delle intolleranze alimentari può essere effettuata mediante test clinici. Se una persona ritiene di soffrire di reazioni allergiche, la prima cosa da fare è consultare il proprio medico, che eventualmente la indirizzerà a un dietologo o un allergologo. Si possono comunque effettuare dei rapidi test anche nelle farmacie che propongono questo servizio.

Allergia: è una forma specifica di intolleranza ad alimenti o a componenti alimentari che attiva il sistema immunitario. L’allergene è una proteina presente nell’alimento che nella maggioranza delle persone è del tutto innocua, ma in chi è allergico innesca una catena di reazioni del sistema immunitario. Gli anticorpi rilasciano sostanze chimiche organiche, come l’istamina, che provocano vari sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno. Le allergie agli alimenti o ai componenti alimentari sono spesso ereditarie e vengono in genere diagnosticate nei primi anni di vita.

Intolleranza: si manifesta quando il corpo non riesce a digerire correttamente un alimento o un componente alimentare. Può provocare sintomi simili all’allergia (tra cui nausea, diarrea e crampi allo stomaco), ma la reazione non coinvolge il sistema immunitario. I più comuni responsabili sono il lattosio e il glutine.

Glutine addio
Essere celiaci significa non poter digerire e assorbire il glutine, che si trova nei chicchi di frumento (anche nel kamut), segale, orzo e avena, utilizzati per produrre moltissimi alimenti di uso quotidiano come pane, cereali da colazione, pasta, pizza, pasticcini, torte e biscotti. Ma anche in pastelle, impanature e salse e in alcuni prodotti a base di carne, come salsicce e hamburger.
Riso, patate, mais, granoturco, quinoa, miglio e farina di cocco, invece, non contengono glutine e possono fare da sostitutivi in ricette dolci e salate.
Volete provare una ricetta per dei buoni biscotti adatti ai celiaci? La trovate qui.

Occhio all’etichetta
Dal 13 dicembre 2014 tutte le etichette alimentari europee devono fornire indicazioni e mettere in evidenza (con un carattere diverso, per esempio grassetto o sottolineato) la presenza di questi ingredienti, considerati maggiormente allergenici.

- cereali contenenti glutine - crostacei
- uova
- pesce
- arachidi
- semi di soia
- latte e lattosio
- frutta a guscio (vale a dire mandorle, nocciole, noci, anacardi, noce di pecan, noce del Brasile, noci del Queensland)
- sedano
- senape
- semi di sesamo
- anidride solforosa (ovvero diossido di zolfo e solfiti a concentrazioni maggiori di 10 mg/kg o 10 mg/litro riportati come SO2)
- lupini
- molluschi

 

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