La nascita dell'aperitivo

La nascita dell'aperitivo 12 luglio 2014

  

Passeggiando per le vie di Torino, ben pochi sanno che più di due secoli orsono, in una piccola bottega di liquori, si inventava il celebre aperitivo.

Tra il 1780 e il 1790, sotto i portici della centralissima piazza Castello, il signor Antonio Benedetto Carpano sperimentò il Vermouth, un vino aromatizzato con gradazione non inferiore ai 16%, ottenuto dalla miscela di vini bianchi secchi, zucchero, alcool e infuso di assenzio. Il suo obiettivo? Stuzzicare l’appetito, come dice la parola stessa: aperitivo, da “aperire”, ovvero dare inizio a qualcosa. Le erbe amare contenute al suo interno servivano infatti a stimolare le ghiandole dello stomaco, un rituale antico quanto l’uomo. Ben prima gli stessi Romani stimolavano la fame assumendo mosti fermentati con carciofo; o gli Assiri con il vino di palma e il Pellerossa con il succo d’acero fermentato.

Grazie quindi a questo primo graditissimo esperimento, il liquore del signor Carpano divenne l’ingrediente primario di altre bevande storiche, come il Martini, composto appunto da gin e vermouth.
L’indice di gradimento fu tale da rendere famosa al mondo la casa produttrice Carpano e la stessa Torino, in poco tempo affermato centro di produzione dei più famosi vermuttieri.

Ma fu nel 1815 che a Milano si introdusse il primo aperitivo a base di vino; idea del signor Ramazzotti, che decise di porre a infusione nell’alcool ben 33 fra erbe e radici. Il rito dell’aperitivo si diffuse quindi per tutto l’Ottocento, raggiungendo le altre città del nord come Genova e Venezia, per poi scendere lungo la penisola e conquistare le abitudini di fiorentini, romani e napoletani, con l’aggiunta degli imperdibili salatini, verdurine sott’olio e aceto, olive e tartine farcite.

Le prime influenze estere si ebbero negli anni Cinquanta, quando i barman dei grandi hotel frequentati da clienti statunitensi, meno abituati alla tradizione vinicola, iniziarono a proporre cocktail shakerati, come il Negroni, l’Americano, lo Sbagliato, il Bloody Mary. Negli anni Ottanta, tendenza che arriva fino ad oggi, il testimone è passato alla città da bere per antonomasia, Milano, divenuta ormai capitale dell’aperitivo, fenomeno di aggregazione sociale di larga scala.

 

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