Sharing Economy: quando condividere conviene

Tecnologia digitale

Sharing Economy: quando condividere conviene

Sempre più persone mettono a disposizione casa, macchina e persino la propria cucina a consumatori evoluti, che attraverso Internet scelgono un servizio in condivisione

 

State pianificando le vostre vacanze nel luogo dei vostri sogni?
Allora avrete affittato un bell’appartamento grazie ad AirBnb proprio nella zona che cercavate. Per arrivare all’aeroporto avrete prenotato un passaggio tramite BlaBlaCar, mentre per gli spostamenti durante la vacanza userete spesso Uber.
E per cenare? Vi siete affidati a Gnammo e avete scelto di sedervi a tavola nella casa messa a disposizione da un gentile ospite del posto.
Se alcuni di questi nomi non vi dicono nulla, non preoccupatevi. Presto entreranno nella vita quotidiana di ciascuno di noi. Si tratta infatti della rivoluzione “sharing economy”, l’economia della condivisione, che grazie a internet mette in contatto le persone che offrono un servizio in maniera diretta, abbattendo i costi.
Un mondo in continua espansione e che già oggi vale 572 milioni di euro, secondo un recente studio redatto dal Parlamento europeo.

Cene “social”

Oltre 7mila cuochi “social”, 37mila eventi di condivisione della cena, circa 300mila commensali per un fatturato di 7,2 milioni di euro nel 2014: sono i dati del cosiddetto “social eating”, una tendenza che negli ultimi anni ha preso piede anche nel nostro Paese. Al posto del solito ristorante, ci si ritrova a casa di persone che mettono a disposizione la propria sala
da pranzo mentre uno “chef 2.0” cucina per tutti e il cibo diventa così anche un modo per socializzare.
Tra le piattaforme più diffuse che forniscono questo servizio ci sono Gnammo, Le Cesarine, Peoplecooks, Eatwith, Vizeat e Kitchenparty.

Come a casa propria

Se Uber ha rivoluzionato il mondo dei trasporti, AirBnb ha cambiato in maniera radicale il settore degli alloggi per vacanze. Grazie a questo portale, infatti, a disposizione dei turisti non ci sono più soltanto hotel, bed&breakfast o agriturismi, ma anche case o stanze condivise dagli stessi proprietari per brevi periodi. Per avere un’idea dell’impatto che questo network ha già oggi, basti pensare che in Italia nel 2015 circa 3 milioni di viaggiatori lo hanno utilizzato per trovare un alloggio. Il successo è testimoniato anche dai tanti emuli di AirBnb che nel corso degli anni si sono moltiplicati: tra i più celebri e agguerriti si segnalano HomeAway e Wimdu.

Rivoluzione nei trasporti

In principio fu Uber, l’app sicuramente più famosa e di successo che ha rivoluzionato il modo di muoversi in città. Si tratta infatti di un servizio di trasporto privato che, attraverso un’applicazione per smartphone, mette in collegamento diretto passeggeri e autisti e funziona quindi in maniera simile a un taxi tradizionale.
BlaBlaCar, invece, è una sorta di “autostop 2.0”: una persona che deve spostarsi con la propria auto da una città a un’altra offre via web i posti ancora disponibili a eventuali passeggeri che devono percorrere la stessa tratta, condividendo così le spese di viaggio.

Mobilità “smart”
Avere un automobile di proprietà per sempre più persone oggi è divenuta una spesa evitabile, specie nelle grandi città.
Da qualche anno si è infatti diffusa l’abitudine al car sharing, la condivisione dell’automobile, che permette di avere a disposizione un mezzo nel momento in cui se ne ha realmente bisogno e a un prezzo correlato al suo effettivo utilizzo. Il vero boom di questo servizio è giunto negli ultimi anni grazie soprattutto a due operatori, Car2go ed Enjoy, che partendo da Milano si sono poi diffusi con successo anche in altre grandi città come Roma e Firenze. Alla stessa stregua anche le biciclette sono condivise grazie al servizio di bike sharing che molti comuni ormai mettono a disposizione dei cittadini: è il caso per esempio di “BikeMi” a Milano o di “C’entro in bici” a Bologna.

Leggi anche