Per aggiungere un contenuto alla tua lista dei preferiti devi prima accedere con il tuo utente!

L'affascinante vita delle api

A quattro zampe

L'affascinante vita delle api

Piccole e laboriose, sono da sempre preziose alleate per l’uomo: ci donano miele, pappa reale, polline, propoli e la cera con cui realizzare candele e cosmetici. Ma contribuiscono alla vita stessa del pianeta, rendendo possibile il miracolo della fioritura

Hanno una vita sociale e vivono in famiglie proprio come noi. Certo, le loro sono molto più numerose delle nostre: arrivano a comprendere, infatti, fino a 50mila individui durante la bella stagione e si riducono a 30.000 d’inverno. Stiamo parlando delle api (apis mellifera). La famiglia delle api da noi è chiamata sciame e vive normalmente dentro un’unica arnia (o alveare). All’interno dell’alveare tutte hanno i propri compiti, equamente distribuiti. Sono talmente sociali e dipendenti tra loro che un’ape separata dal gruppo per più di 2-3 giorni è destinata a morire.
Quando nell’alveare ci sono troppe api e le operaie non hanno quindi abbastanza lavoro decidono di allevare una nuova regina e, quando questa sta per nascere, la vecchia regina lascia l’alveare con metà delle operaie per fondare una nuova colonia.
L’ape possiede un sistema nervoso sviluppato, la capacità di provare dolore e un’intelligenza che le permette, per esempio, di costruire le celle basandosi sulla percezione dei campi gravitazionali e magnetici terrestri.
 
Quanto vivono le api?
L’ape regina fa un solo volo nuziale in tutta la sua vita, che dura al massimo cinque anni. I fuchi (maschi), invece, nascono in abbondanza a primavera, ma vivono in funzione dell’accoppiamento in seguito al quale muoiono.
Quelli che non riescono ad accoppiarsi, vivono circa 5 settimane e comunque tutti scompaiono all’inizio dell’autunno. Anche le operaie hanno un ciclo vitale breve: appena 30-40 giorni d’estate e dai quattro ai sei mesi d’inverno.
Ma il ricambio generazionale è molto rapido. Una regina, infatti, può deporre fino a 2mila uova al giorno. Per avere l’energia di deporre così tante uova l’ape regina consuma con la pappa reale fino a 80 volte il suo peso.

Abbasso la regina fannullona!
Nell’alveare si può dire che vige una monarchia democratica. Se le operaie non sono più soddisfatte della regina, perché vecchia o inattiva, ne allevano una nuova per sostituirla: scelgono alcune celle in cui l’ape regina ha deposto un uovo fecondato e ci costruiscono sopra celle reali. Ogni larva di futura regina viene poi nutrita con pappa reale.
 
Oltre 60mila voli per 1 kg di miele
Per produrre un chilo di miele sono necessari quasi 60mila voli d’andata e ritorno dall’arnia ai fiori. Ogni alveare “bottina”, cioè, raccoglie il nettare per quasi 3mila ettari, il corrispondente di oltre 4mila campi da calcio. Per questo in un giorno le api di un alveare possono visitare fino a 225mila fiori.
 
3 km è il massimo raggio di volo intorno all’arnia. La velocità media di un’ape è di 24 Km orari e può arrivare fino a 29 Km orari.
 
Miele, potente antibatterico
Grazie alle sue caratteristiche chimico-fisiche (elevata acidità, alto tenore zuccherino, presenza di sostanze antibatteriche) che creano un ambiente ostile allo sviluppo dei batteri, il miele si conserva molto a lungo. Ad accelerarne l’invecchiamento sono le temperature elevate e la luce diretta. Bisogna però sottolineare che anche in questo caso il miele non diventa mai nocivo, pur perdendo le caratteristiche del prodotto fresco. È consigliabile comunque consumare il miele entro due anni dalla data di produzione.
 
Il linguaggio delle api
La società delle api è molto complessa e per farla funzionare bene hanno bisogno, come noi, di comunicare tra loro. Per questo le piccole hanno sviluppato un linguaggio fatto di danze e sostanze odorose. Con questo comunicano alle altre non solo dove si trova il nettare, il cibo principale (distanza e posizione dei fiori rispetto all’arnia, avendo come riferimento il sole), ma anche le difficoltà che si possono incontrare per raggiungerlo. Oggi tale linguaggio è stato decifrato ed è ancora oggetto di nuovi studi. Nel 1973 Karl von Frisch ha ricevuto il premio Nobel proprio per le sue scoperte scientifiche sull’argomento.

 

Leggi anche