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Un mazzo di carciofi

Un mazzo di carciofi 7 gennaio 2016

Saporito e ricco di ferro, viene usato per deliziose ricette sia crudo che cotto. Ma non tutti sanno che il carciofo è utile anche in medicina per le sue caratteristiche toniche e disintossicanti.

La prima sorpresa sul carciofo: si tratta di un fiore. Anzi di un bocciolo, raccolto prima che fiorisca. Appartiene alla famiglia delle composite. Praticamente sconosciuto allo stato selvatico, deriva da selezionamenti
del cardo.
Apprezzato e consumato fin dall’antichità - per esempio dagli Egizi e dai Romani -, è diffuso in tutta la regione del Mediterraneo. L’Italia ha il primato mondiale di produzione: le zone di maggior coltivazione sono la Sicilia, la Sardegna e la Puglia. La raccolta avviene principalmente tra novembre e aprile.
Tra le più di 90 varietà di carciofo coltivate si distinguono le varietà spinose da quelle senza spine. Alle prime appartengono lo spinoso sardo con una grossa spina giallastra terminale, lo spinoso di Liguria e lo spinoso di Palermo, di forma più ovoidale. Quelli inermi (senza spine) sono il romanesco dai grossi capolini sferici, il violetto di Toscana, il precoce di Chioggia, il violetto di Catania e il violetto di Provenza, rifiorente tutto l’anno. Una leggenda vuole che prenda il suo nome da Cynara, una ragazza amata dal dio Giove, trasformata poi in pianta di carciofo.
 
Da Nord a Sud
In Liguria il carciofo è tra gli ingredienti impiegati per la preparazione della torta pasqualina. I carciofi alla romana, invece, sono stufati con prezzemolo, olio extravergine d’oliva, aglio e mentuccia. Mentre i carciofi alla Giudia sono immersi nell’olio bollente e fritti.
 
La curiosità
Nel 1946 in California Marilyn Monroe vinse il primo concorso annuale di bellezza dedicato a “Miss carciofo”.
In questa regione americana, infatti, si concentra quasi il 100% di tutta la produzione di carciofi degli Stati Uniti.
 
Impariamo a pulire il carciofo
Sai come riconoscere un carciofo davvero fresco? Fai la prova con il gambo. Si deve spezzare in due con la pressione di un dito.
Per essere utilizzato al meglio e consumato, il carciofo deve essere pulito a dovere. Ecco come: per prima cosa vanno rimosse le foglie esterne, troppo dure per essere consumate.
Poi si deve tagliare la parte sopra del carciofo per poter eliminare le spine interne. Infine il capolino viene tagliato in più parti. Se la barbetta interna risulta troppo amara va eliminata.
Per non farlo annerire va immerso in acqua e succo di limone. Anche il gambo può essere consumato, ma va eliminata la parte esterna, in quanto risulta dura e legnosa.
 
Utile per il fegato
Miniera di principi attivi e fibre, ha pochissime calorie: solo 22 Kcal per 100 grammi. È molto gustoso e ha molte fibre utili all’intestino, oltre a una buona quantità di calcio, fosforo, magnesio, potassio e ferro.
Il carciofo possiede anche proprietà regolatrici dell’appetito, vanta un effetto diuretico ed è consigliato per risolvere problemi di colesterolo, sovrappeso e cellulite. È anche molto apprezzato per le caratteristiche toniche e disintossicanti, calmare la tosse, fortificare il cuore, dissolvere i calcoli. Come in molti ortaggi, non mancano le vitamine: oltre alla C e vitamine del gruppo B, possiede la vitamina K, ritenuta utile nella prevenzione dell’osteoporosi.
 
Come si fa il decotto
Per la pelle stanca, spenta o impura, si può fare un decotto di foglie di carciofo.
Procurarsi una piccola quantità di foglie di carciofo e versarle in un litro d’acqua. Far bollire il composto per almeno un’ora, aggiungendo acqua man mano che evapora.
Lasciar raffreddare e filtrare con un colino.
Il consiglio è di berne non più di tre tazze al giorno, meglio se prima dei pasti, per favorire l’eliminazione dei liquidi e aiutare la digestione. Oppure per impacchi al viso con un cotone imbevuto di decotto.
 
Conserviamo i carciofi
Essendo un fiore, si conserva immerso nell’acqua, ma solo se è molto fresco e con un bel gambo lungo. Altrimenti lo si può riporre in frigo, dopo averlo pulito, togliendo le foglie esterne più dure e il gambo, poi lavato, asciugato e messo in un sacchetto di plastica o un contenitore chiuso.
Attenzione, però, a non lasciarlo per più di 5-6 giorni. Se lo si vuole conservare per periodi più lunghi occorre congelarlo, sempre dopo averlo pulito e tagliato, poi sbollentato in acqua con succo di limone, infine lasciato raffreddare e riposto in contenitori rigidi.
 
 
 
 

 

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